LA PERCEZIONE DELLE DISCRIMINAZIONI IN ITALIA E NELL'UNIONE EUROPEA
La ricerca survey Discrimination in the European Union realizzata nei mesi di giugno e luglio 2006 per conto della Commissione Europea, DG Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità della Commissione Europea e coordinata dalla DG Comunicazione ha scattato una fotografia sulla percezione delle discriminazioni da parte di uomini e donne nei 25 Stati membri + Bulgaria e Romania. In Italia la percezione delle discriminazioni è mediamente più alta rispetto al resto dell'Europa, dato in sintonia con i dati effettivi. Il nostro paese è fanalino di coda infatti
Pensi che in Italia le discriminazioni siano diffuse?
Gli italiani e le italiane rispondono di sì in misura nettamente superiore rispetto alla media dei Paesi europei... in particolare:
- le discriminazioni fondate sull’origine etnica sono diffuse secondo il 77% degli italiani e delle italiane,mentre a livello europeo lo pensa il 64% della popolazione;
- le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale sono diffuse secondo il 73% degli italiani e delle italiane,mentre a livello europeo lo pensa il 50% della popolazione;
- le discriminazioni fondate sulla disabilità sono diffuse secondo il 68% degli italiani e delle italiane,mentre a livello europeo lo pensa il 53% della popolazione;
- le discriminazioni fiondate sulla religione o sulle convinzioni personali sono diffuse secondo il 62% degli italiani e delle italiane, mentre a livello europeo lo pensa il 44% della popolazione;
- le discriminazioni fondate sul genere sono diffuse secondo il 56% degli italiani e delle italiane,mentre a livello europeo lo pensa solo il 40% della popolazione;
- le discriminazioni basate sull’età sono diffuse secondo il 49% degli italiani e delle italiane, mentre a livello europeo lo pensa il 46% della popolazione.
Inoltre, più della metà degli italiani e delle italiane pensano che, soprattutto le discriminazioni basate sull’origine etnica (57%) e sulla religione o sulle convinzioni personali (51%), siano aumentate negli ultimi 5 anni.
Conosci i tuoi diritti se sei vittima di discriminazioni o violenza?
33 italiani e italiane su 100 dicono di sì. Di questi, il 45% sono uomini e solo il 29% sono donne;
45 italiani e italiane su 100 ammettono di non conoscerli, contro una media europea che si attesta al 56%.
In generale, potresti dire che nel tuo Paese si facciano sufficienti sforzi per
combattere tutte le forme di discriminazione?
53 italiani su 100 dicono che in Italia non si fa abbastanza per combattere le discriminazioni. Questo dato è leggermente più alto rispetto alla media europea che si attesta al 51%. I più critici sono i giovani tra 15 e 24 anni (61%), coloro che hanno amici con diversa origine etnica (61%) e i disabili (62%).
In Italia c’è più bisogno di…..
In linea con la media europea
- il 71% degli italiani e delle italiane pensa che ci sia bisogno di più donne in parlamento;
- il 40% degli italiani e delle italiane pensa che ci sia bisogno di più parlamentari di diversa origine etnica.
Significativamente al di sotto della media europea
- il 59% degli italiani e delle italiane pensa che ci sia bisogno di più disabili nei posti di lavoro, contro il 74% della media europea;
- il 58% degli italiani e delle italiane pensa che ci sia bisogno di più over 50 nelle imprese, contro il 72% della media europea;
- il 71% degli italiani e delle italiane pensa che ci sia bisogno di più donne in posizione dirigenziale, contro il 77% della media europea.
Chi riveste un ruolo importante nel combattere le discriminazioni?
Quanto all’individuazione di coloro che hanno un ruolo fondamentale nel combattere le discriminazioni, gli italiani e le italiane lo attribuiscono alla scuola e alle università (31% contro una media europea del 42%), ai genitori (23% contro una media europea del 40%), ai media (29% contro una media europea del 34%), al
governo nazionale (26% contro una media europea del 31%), alle autorità regionali e locali (10% corrispondente alla media europea).
Sopra la media europea la percentuale di italiani e italiane (24% contro una media europea del 20%) che attribuiscono questo ruolo ai datori di lavoro e alle imprese.