PADRE ENZO BIANCHI
Padre Enzo Bianchi Priore della Comunità di Bose coordinerà a Melting Box il "Dialogo sulle Etiche", un tema attuale, suggestivo, impegnativo… Vuole anticiparci il perché di questa scelta?
Oggi stiamo assistendo nel nostro Occidente, soprattutto in Europa, non tanto ad uno scontro di civiltà, come molti paventavano, o ad uno scontro tra ideologie religiose, pericolo che mi sembra ormai scongiurato, ma ad uno scontro tra etiche. Si pensi, per parlare dell'Italia, a questa situazione ormai di tensione tra un'etica cristiana e altre etiche laiche - uso il plurale perché sono molte - con, da un lato, un laicismo polemico verso i cristiani, e dall'altro un indurimento di posizioni e, sovente, addirittura delle volontà di crociata su questi valori. Questo determinerà una convivenza davvero molto tormentata, secondo me, nei prossimi anni, ed è probabile che lo scontro aumenti se non si arriva ad un confronto, ad un ascolto reciproco. Se non si arriva, soprattutto, a percepire che in una società democratica ciò che è permesso e ciò che è vietato deve essere determinato dal gioco della democrazia e non può provenire da nessun'altra fonte di autorità.
Questo ci introduce al tema dei Diritti. Diritti che sono spesso sanciti sulla carta ma poi, nella
realtà della convivenza sociale devono essere continuamente mediati, discussi, ricontrattati,
fino a sembrare labili, poco consolidati…
Sì, le Dichiarazioni dei Diritti ormai ci sono, c'è la Carta Costituzionale, c'è la Carta dei Diritti dell'Uomo, ma poi in realtà quando ci sono da percorrere cammini molto pratici, quando occorre assumere decisioni e risoluzioni a livello politico o sociale si accende lo scontro proprio sui temi etici. Credo che questo sia davvero sintomatico e significativo: manca una capacità vera di ascolto reciproco, manca una volontà autentica di confronto. Sembra non esserci la volontà di voler arrivare insieme ad una soluzione, magari anche al "male minore" perché non sempre all'interno della politica è possibile il "bene maggiore", il
bene massimo. Questa situazione richiede certamente che si riproponga ancora e maturi quella capacità democratica che, pure, noi abbiamo all'interno delle nostre società.
Chi, come lei, al dialogo crede profondamente, ne fa esperienza di vita e di testimonianza, quali vie intravede per uscire dalla logica dello scontro?
Il dialogo è talmente importante, talmente decisivo per il nostro futuro che noi dobbiamo percorrerlo, impararlo e, certamente, non temerlo. Ci sono ancora troppe persone che temono il dialogo, forse per la paura di perdere la propria identità, di perdere le proprie tradizioni. Ma io credo, invece, che l'identità da sempre sia frutto e prodotto del dialogo, dell'incontro di culture, di etiche, di persone. Allora non può essere diversamente oggi. A volte temo che chi rifiuta il dialogo abbia ha un'identità molto incerta e molto debole: se sapesse davvero ciò che lui è , e non in quanto "contro" gli altri, e non perché "senza" gli altri, potrebbe e saprebbe percorrere soltanto la via dell'incontro e del dialogo.
Spesso lei sottolinea l'importanza di recuperare memoria, a livello di singoli e di collettività, come strumento e modo di maturare la propria identità…
È essenziale. La nostra identità dipende anche dai percorsi che sono stati fatti da altri uomini. Se c'è la memoria di questi percorsi noi, in qualche misura, siamo obbligati a tenerne conto e, anche, a tener conto nella progettazione dell'oggi che i contributi devono venire da tutte le parti. Credo che tutti gli uomini debbano essere ascoltati e che all'interno della nostra società nessuno possa affermare di possedere la Verità e di possederla contro gli altri. Si tratta di cercarla insieme e percorrere cammini che insieme si avvicinino a questa verità.
Ci incontreremo presto a Melting Box, in questa Fiera che vuole essere un grande evento di comunicazione e di dialogo. Saprà, secondo lei, indicare nuovi stili e gettare davvero le basi per una cultura del confronto che possa crescere nel futuro?
Senza voler "maggiorare" la portata di iniziative come questa bisogna dire, però, che l'unica via che noi possiamo nel concreto percorrere sia quella di cominciare ad avviare una riflessione su un tema, di metterla a confronto, di ascoltarci gli uni gli altri e di dire queste cose all'interno di una Polis, in modo che abbiano un'attuazione e un seguito, in modo che anche coloro che sono nella politica abbiano il senso dei cammini che si percorrono nella società. Non vedo altre strade possibili per cui, secondo me, è un cammino irrinunciabile, un cammino reale e urgente. Vorrei quasi dire che si è perfino tardato troppo ad avviarlo.